Opere Primo Periodo

Le prime opere di Dante Sambuchi, dagli scorci metropolitani degli anni 80 fino ai paesaggi del '96

Opere Moderne

Alla fine del secolo breve, Sambuchi ci rappresentava con città, periferie, industrie la solitudine di massa delle metropoli. Nel nuovo millennio l’artista, con i nuovi lavori, simboleggia la solitudine di chi fa uso del mondo dei social. I network: Facebook, YouTube, Instagram… sono i mezzi utilizzati per socializzare, stando protetti al chiuso della propria stanza; scrivere e comunicare i propri pensieri, le proprie emozioni, anche ad amici mai conosciuti o visti; sintetizzare e condensare, segnalare le proprie opzioni e le proprie emozioni, servendosi degli emoji, chiedendo poi, l’approvazione, con un semplice “mi piace”. 
Così facendo, ci si priva del confronto di
viso, viene a mancare il piacere dell’eloquio di persona, la percezione e l’emozione, che, anche il corpo, con il suo linguaggio, sfuggendo al nostro controllo, trasmette all’interlocutore, arricchendo la conversazione di sensazione e sfumature di cui è priva anche la parola.

Con questi ultimi lavori, Sambuchi vuole scuotere lo spettatore stimolandolo, fino a provocarlo, cercando di farlo uscire dall’omologazione del pensieri unico; lo incoraggia, e, cerca di risvegliare in lui, la propensione all’apprendimento, al dibattito, al piacere dell’attesa, arricchendo la fantasia, cosa che i social hanno annullato perché seducono e, al posto di convincere, emozionano, proponendoci sempre la via d’uscita ad ogni dilemma, con l’uso di un semplice tasto.

L’artista vuole coinvolgere e chiama allo scoperto l’osservatore permettendogli di interagire con l’opera, intervenendo in prima persona a modificare, in funzione del proprio vissuto, della propria parte artistica che ognuno di noi, come diceva lo storico d’arte Ernst Gombrich, in maniera diversa possiede, anzi, andare oltre il solo pensiero dello spettatore come completamento dell’opera, tornare a pensare, riflettere, emozionarsi, per intervenire direttamente in senso figurato, sull’opera originale, che rimarrà sempre autentica anche dopo ogni intervento.
In un mondo moderno, sempre più frenetico, agitato, dove ci si affida continuamente ai social network, in cui risulta pressante anche la figura dell’influencer, bisogna riflettere; tornare a socializzare di persona, pensare senza aver paura del confronto, necessario per evitare, così, anche la sindrome hikkomori.

Rimaniamo in attesa del perfezionamento, dell‘intelligenza artificiale, che, già ci mette a disposizione, la possibilità di falsificare i fatti, manipolare la verità, sconquassandola e ricostruendola a proprio piacimento o interesse, con la possibilità di riprodurre, oltre l’immagine anche lo stesso timbro di voce del doppiato.

D.S.